Maternità e congedo parentale: tutto quello che devi sapere

La maternità Inps

L’indennità di maternità non è subordinata al possesso di particolari requisiti di anzianità contributiva della lavoratrice. Molto semplicemente, ogni donna può richiederla se ha un rapporto di lavoro retribuito e, naturalmente, è accertato il suo stato di gravidanza.

Quando l’astensione è obbligatoria per una lavoratrice in gravidanza?

Non tutti sanno che una donna in gravidanza deve obbligatoriamente fruire di un periodo di astensione dal lavoro, per il quale entra in maternità con il supporto economico dell’Inps. L’astensione dal lavoro per la maternità è obbligatoria:

per i primi 2 mesi precedenti la data presunta del parto (i due mesi devono essere calcolati senza includere la data del parto che rappresenta il giorno dal quale calcolare a ritroso il periodo di congedo)

per i 3 mesi successivi alla data effettiva del parto;

per i giorni non goduti prima del parto, quando lo stesso avvenga anticipatamente rispetto alla data presunta;

In soldoni, il periodo di due mesi legati alla maternità di una lavoratrice sono pieni, al di là della data precisa del parto. Se questo viene anticipato, i giorni di maternità persi vengono recuperati nell’altro periodo di astensione obbligatorio dal lavoro, ossia quello di tre mesi successivi al parto.

Attenzione però! Perché:

l’art.20 del D.Lgs n.151/2001 prevede la facoltà per le lavoratrici madri di astenersi dal lavoro anche un solo mese prima del parto, spostando il periodo non fruito successivamente dopo il parto, che può essere prolungato fino a 4 mesi.

Per farlo, però, si dovrà ottenere l’attestazione medica da parte del ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale.

Maternità: quando è possibile astenersi anticipatamente dal lavoro?

L’ASL può disporre l’interdizione anticipata dal lavoro della lavoratrice in gravidanza fino al periodo di astensione obbligatoria. Questo, però, se si verificano:

gravi complicanze della gestazione o preesistenti forme morbose che possano pregiudicare lo stato di gravidanza;

condizioni di lavoro o ambientali che siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna;

-quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni durante la gestazione

L’Ispettorato del Lavoro può disporre il prolungamento dell’astensione del periodo compreso dalla fine del terzo mese dopo il parto e la fine del settimo mese dopo il parto, quando la lavoratrice madre è addetta a lavori pericolosi, faticosi, insalubri e non può essere spostata ad altre mansioni.

L’indennità di maternità? Quanto spetta di stipendio.

L’indennità di maternità è pari all’80% della retribuzione media giornaliera del periodo di paga immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo di maternità. In soldoni, è pari a circa l’80% dello stipendio percepito prima della gravidanza.

Sono indennizzabili dall’Inps tutte le giornate tranne:

  • Per gli operai, le festività cadenti nei periodi di maternità (che quindi sono a carico del datore di lavoro) e le domeniche
  • Per gli impiegati le festività coincidenti con la domenica

Il datore di lavoro anticipa normalmente il trattamento economico a carico dell’Inps e ne richiede il rimborso nella denuncia Uniemens.

L’Inps paga direttamente l’indennità di maternità nei seguenti casi:

  • Operai agricoli
  • Lavoratori a tempo determinato assunti con contratto stagionale
  • Lavoratori domestici
  • Disoccupati
  • Lavoratori dello spettacolo
  • Datore di lavoro sottoposto a procedura concorsuale
  • A causa del rifiuto del datore di lavoro
Obblighi e divieti per il datore di lavoro: quali sono?

Il datore di lavoro deve rendere più agevole le condizioni di lavoro della lavoratrice in gravidanza, assicurandole protezione dall’inizio della gravidanza fino ai 7 mesi di età del figlio.

Nell’ambito della valutazione dei rischi, il datore di lavoro deve analizzare le condizioni in cui operano le lavoratrici in maternità ed i rischi di esposizione agli agenti chimici, fisici e biologici a cui possono essere soggette.

Di seguito una serie di divieti posti in capo al datore di lavoro per la tutela della salute della lavoratrice in stato di gravidanza:

  • Vietato adibire la lavoratrice in maternità al trasporto ed al sollevamento pesi, a lavori pericolosi, faticosi ed insalubri;
  • È vietato adibire le donne al lavoro dalle 24 alle 6, indipendentemente dal settore di impiego, dall’accertamento dello stato di gravidanza sino al compimento di 1 anno di età del bambino;
  • È vietato il licenziamento della lavoratrice dall’inizio della gravidanza sino al compimento di 1 anno di vita del bambino e del padre lavoratore che fruisce del congedo di paternità (salvo in casi eccezionali quali colpa grave costituente giusta causa di licenziamento o cessazione aziendale)
I permessi per l’allattamento

Durante il 1° anno di età di vita del bambino, la lavoratrice madre ha diritto a periodi di riposo giornalieri retribuiti (la cui indennità è esclusivamente a carico dell’Inps), con la possibilità di uscire dall’azienda. Le ore di permesso in maternità sono considerate lavorative a tutti gli effetti. Le ore di permesso variano a seconda dell’orario settimanale della lavoratrice madre:

  • Pari o superiore a 6 ore, 2 ore di permesso
  • Inferiore a 6 ore, 1 ora di permesso

In caso di parto gemellare, qualunque sia il numero dei figli nati, i periodi di riposo sono raddoppiati.

Il congedo parentale spettante al padre

Oltre al periodo di congedo obbligatorio, i genitori con figli di età fino a 12 anni, hanno la facoltà di assentarsi per un ulteriore periodo (ex astensione facoltativa, ora congedo parentale).

Il periodo di astensione di cui può usufruire la madre è connesso alla presenza ed all’eventuale fruizione del congedo da parte del padre:

GENITORI PRESENTI PERIODO MASSIMO DI CONGEDO
Entrambi Fruizione solo da parte della madre: 6 mesi (trascorso il periodo di congedo di maternità)
Fruizione da parte del padre: 7 mesi dalla nascita del figlio
Fruizione da parte di entrambi: 11 mesi totali, nel rispetto dei limiti massimi di 6 e 7 mesi previsti per madre e padre
Solo uno 10 mesi

L’indennità Inps per il congedo parentale è pari al 30% della retribuzione media giornaliera.

 

Menu